Tra guerra e dopoguerra. Industria, scienza e tecnologia nell’Italia del primo conflitto mondiale

 

Nell’Italia della Grande Guerra il nesso tra industria, scienze, tecnologie e guerra si declinò in molteplici campi. In primo luogo ci fu la necessità di migliorare la qualità oltre che la quantità degli armamenti, facendo fronte alla straordinaria accelerazione della tecnologia bellica. Relativamente arretrata nel 1914, soprattutto per quanto riguardava la produzione in massa di armamenti pesanti e automezzi, l’industria militare italiana fu costretta a mettersi al passo delle altre potenze europee, tanto sul piano degli armamenti convenzionali quanto su quello delle armi chimiche e dell’aviazione. L’investimento in ricerca fu basilare per sostenere tale sforzo. Specularmente, le scienze mediche vennero mobilitate per rendere sostenibile la cura dei combattenti feriti nel corpo e nella mente. Infine, fu inevitabile trasformare l’ambiente per permettere alle forze armate di massa di vivere e operare, realizzando infrastrutture logistiche di base (strade, acquedotti, linee ferroviarie) e alloggi che, specialmente nell’arco alpino, portarono alla realizzazione di opere assai impegnative dal punto di vista ingegneristico (ad es. le “città del ghiaccio”). L’esperienza di questa mobilitazione materiale fu fondamentale nel momento in cui il Regno d’Italia rientrò in possesso delle province occupate dagli austro-tedeschi nell’autunno 1917. In un’area di poco meno di 18mila chilometri quadrati, l’impatto del conflitto aveva comportato, oltre alla perdita di migliaia di vite di non combattenti, la distruzione pressoché totale delle principali infrastrutture, l’annientamento dell’economia rurale e dei principali opifici e la distruzione totale o parziale della maggior parte dei centri abitati. L’opera di ricostruzione del tessuto urbano, industriale e agro-pastorale, che attraversò tutti gli anni Venti, sfruttò non solo le possibilità offerte dall’espansione delle competenze pubbliche imposta dall’economia di guerra, ma anche le migliorate possibilità tecniche e finanziarie degli enti governativi (o misti).

Il progetto "Tra guerra e dopoguerra. Industria, scienze e tecnologie nell’Italia del primo conflitto mondiale" intende:

- mettere in luce il nesso centrale tra mobilitazione industriale e scientifica, in particolare esaminando i trasferimenti di competenze tecnologiche nel nuovo sistema industriale degli armamenti in un’ottica fortemente comparativa e transnazionale, che faccia emergere l’importanza dell’ «internazionale degli scambi scientifici e tecnologici» attivata tra i paesi dell’Intesa durante il conflitto;

- evidenziare il ruolo egemonico giocato dallo Stato nella costruzione di un sistema industriale moderno, in particolare per quanto riguarda la precoce (e pressoché assoluta) militarizzazione dell’economia di guerra attraverso la creazione del Sottosegretariato (poi Ministero) per le Armi e Munizioni (affidato al generale Alfredo Dallolio) e l’adozione dello strumento dell’ausiliarietà, che portò sotto il controllo del potere militare quasi duemila stabilimenti e un milione di lavoratori tra il 1915 e il 1918;

- esaminare gli influssi e le eredità degli anni di guerra nel campo della ricerca scientifica e della tecnologia applicata, con particolare riferimento ai temi delle infrastrutture, della meccanica, delle comunicazioni, della chimica e della medicina;

- riportare l’attenzione sulle modalità e i risultati dell’opera di ricostruzione attraverso l’analisi di due enti creati all’epoca, il Comitato governativo per la riparazione dei danni di guerra (poi Commissariato per le riparazioni) e l’Istituto federale di credito per il Risorgimento delle Venezie, due organismi tipicamente frutto dell’esperienza di guerra e della mobilitazione tecnica ed economica per la guerra totale. In quanto parte di una più vasta rete di politiche volte alla ricostruzione poste in atto in Europa tra il 1918 e gli anni Venti, anche per questo specifico punto l’approccio sarà fortemente comparativo in chiave europea.

Termine
Ottobre 2018

Responsabile
Giovanni Luigi Fontana

Partecipanti

Agostini Filiberto (Dipartimento Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali)
Bondesan Aldino (Dipartimento Geoscienze)
Bozio Renato (Dipartimento di  Scienze Chimiche)
Burigana David (Dipartimento Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali)
Fumian Carlo (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità)
Piva Manlio Celso (Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata)
Rippa Bonati Maurizio (Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari)
Munari Tommaso (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità)
Pellegrino Anna (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità)
Simone Giulia (Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità)
Tomassini Luigi (Università degli Studi di Bologna)
Horel Catherine (Université Paris Sorbonne - Sirice Sorbonne-Identités, Relations Internationales et Civilisations de l’Europe)
Mondini Marco (Istituto Storico Italo-Germanico Fbk)
Pozzato Paolo (Istituto Storico della Resistenza e dell'età Contemporanea – Vicenza)
Purseigle Pierre (University Of Warwick - International Society For First World War Studies)